Orfeo incantastorie • 2018

La passione dell’incontro, la curiosità infinita, la vita, la morte, le religioni, l’arte e i suoi simboli, miti e racconti, campi urbani e natura, l’idea che la musica incanti il mondo, nuove rotte di un viaggio che porta la centro della vita.

Per entrare nel mondo di Orfeo Incantastorie bisogna essere molto curiosi, molto disponibili al viaggiare, all’ascolto di un dialetto inusuale (il sabino ), una voce utilizzata anche come strumento, che parte dalla monodia medievale e popolare , passa per la polifonia, attraversa il canto africano, vocalizza come Mantra indiani e rimbalza nelle nostre città attraverso il Rap e la Trance .

Apre il disco il brano Orfeo, un canto a cappella , sovraincisioni vocali alla maniera popolare dal “Trallallero genovese”, al lamento del “Miserere “ e tecnica “beatboxer”. Racconta l’inizio del vagare e dell’esplorare , la partenza, la ricerca di non si sa che cosa, guardando sempre avanti e , come dice il testo “vivere senza sosta, come una foglia che controvento piana si stacca al ramo e un mulinello la porta, domani me ne vado e non mi guardo indietro”.

Antiche rotte ha sonorità più nordeuropee , la Nyckelharpa, strumento ad arco della tradizione svedese, suonata da Gabriele Russo (Micrologus) , dialoga insieme a cornamuse asturiane, flauti irlandesi, organetto e percussioni, un canto accompagnato da un coro di bambini che parla di ricordi e speranza. 

L’ottava rima dei poeti a braccio e la parola Rap si incontrano ne la Città mea, la tradizione del canto di Amatric ee e la Street rap di Edoardo Basile cercano insieme un nuovo spazio metropolitano, sena muri e barriere, dove scoprire antichi valori.

Kyrieleisong registrata dal vivo con tanti amici sul palco dell’Auditorium di Roma, dai Micrologus Goffredo degli Esposti e Gabriele Russo, Peppe Frana, Efrén Lòpez, grandissimo musicista spagnolo (L’Ham de Foc, Labirinth Project), Cristiano Califano e Attilio Costan alle chitarre , il grande Arnaldo Vacca alle percussioni, registrato da Paolo Modugno.

Ho voluto mettere e reinventare uno dei grandi brani della tradizione, La Cecilia,  il testo ripreso dalla canzone orale di Italia Ranaldi, cantante popolare dell’alto Lazio, e in un canto popolare, dove racconto l’amore, non poteva mancare una storia come questa, una ballata arcaica che presenta svariate versioni, ma così tristemente contemporanea .

HIbernia è il nome che i Romani davano all’ Irlanda, brano strumentale dove cerco la musica del popolo irlandese, qui suono mandole, cornamuse e flauti ( Octave mandolin, Uillean pipe e Low whistle) e pian piano il brano si trasforma in un Saltarello sabino per ritornate a mescolarsi ad un  Celtic Reel.

Furtuna è un canto improvvisato a tre voci sovraincise, libera interpretazione di un canto Corso (Sette galere) .

 Apre con la zampogna di Goffredo degli Esposti , Ninfa Mantra, scaramantica ballata di un amore ostacolato che racconta di pratiche magiche e rituali , il suono delle cetre e delle chitarre romantiche si trasforma in un ciclo di Raga, con voci e strumenti indiani. Banzuri (flauto traverso di canna ), Sitar e percussioni ( Sagat, Tabla). 

Lagune è una metafora cantata, scandita dal ritmo delle onde, con suoni di flauti , bouzouki, e uillean pipe (Massimo Giuntini) dove terre sospese tra cielo e mare, dove un amore che ormai sembra immobile, riscopre continui movimenti. 

Nomadi confini sequenza minimalista suonata dalla Nyckelharpa , dove il Kaval (flauto bulgaro) , organetto e il Daf di Paolo Modugno ( tamburo a cornice persiano) , dialogano su un racconto di una lettera cantata . Il protagonista scrive alla propria madre dal carcere, la rassicura e la conforta dicendo che tutto questo presto finirà e che il loro sarà per sempre un amore immortale.

Chiude il primo CD Lullaby suonata con l’ Ukulele, ipnotica e distensiva serenata , dove Orfeo si riposa per poi riprendere il suo infinito viaggio.

Apre il secondo disco il brano Euridice con la voce di Susanna Buffa canzone che canzone che canta la partenza da casa , la fuga dalla guerra, le strade da percorrere, gli incontri e l’incognita di cosa ti aspetta al tuo arrivo e al tuo ritorno, alla zampogna Marco Iamele.

Aquilone è una ninnananna, per ogni disco che ho fatto ne ho scritta una, suonata a casa in solitudine , con la chitarra, il Saz (liuto turco) e il Guanzì (oboe popolare cinese) .  

Calexico è quel confine tra California e Messico, dove si nasconde chi fugge dai paesi latini per poter raggiungere l’America del Nord, brano cantato nel mio dialetto e in spagnolo, con l’amico colombiano Roland Ricaurte, strumenti italiani, francesi (alla ghironda Giordano Ceccotti), precolombiani , cinesi e africani si fondono in un “ human planet trance” che parla della nostra evoluzione .

Mi ha sempre divertito il personaggio Buffalmacco, pittore del Trecento,  chiamato così, proprio per quella sua pittura stilisticamente indefinita, burlone e spensierato, come questa traccia nata da una serie di arpeggi “fingerstyle” alla John Rembourn, completamente stravolti da organetto zampogna e ciaramelle, saz, gli scacciapensieri di Puccio Castrogiovanni, il basso DAB di Dario Carbutti, le percussioni di Carlo Ferretti dove la mia voce decanta una filastrocca in stile popolare, insomma una surreale lauda alla Bosch.

Segue Hennè racconta con ala chitarra classica di Cristiano Califano, i Synth di Paolo Paniconi, i miei liuti arabi un immaginario paesaggio contemporaneo, l’amore rubato e represso che attraversa barriere e contraddizioni culturali. 

Boio cantare un “canto alla stesa”, reinterpretato e rielaborato, con sonorità medievali nordiche, atmosfere lapponi che arrivano al Jazz di confine .

Incantastorie sono io, fotografo la mia vita, la mia terra, i ricordi, l’infanzia, il suono, la musica, la pittura,il disegno, un racconto popolare cromatico e ritmico, pagine musicali che formano uno sfondo sonoro dove mi libero in volo con un flauto giapponese (Shakuhachi), perdendomi tra i paesaggi e i tamburi del Maghreb.

Il medioevo è sempre stato un grande amore, le laudi, gli strumenti, fare il cantore a liuto come nelle iconografie, mi ha sempre affascinato, da qui sono partito scrivendoTrasparenti sogni, aggiungendo in “sequentia” voci, liuti e vielle, tamburi a cornice e a bandoliera, che interagiscono con ghironde elettroacustiche, elettronica e suoni contemporanei.

La storia di Fior de Mimosa è una di quelle che ogni giorno ci attraversa la vita , che vedi in tv, una storia sena approdo, lui che aspetta un amore che mai arriverà, lei che scompare come Euridice negli inferi, guardando da lontano una spiaggia ( Lampedusa beach) .

“Quanno l’amante giunge all’amata lì si riposerà” scriveva Leonardo da Vinci, ho ripreso un suo sonetto in Contus Antigus, brano che chiude il disco, dopo  tanto viaggiare per mari, per monti, frontiere , periferie e città, mete visibili e invisibili, tra i suoni del mondo, ritrovo la soglia e la porta di casa, così posso riposare per poi ripartire.

Raffaello Simeoni

Menu